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È la città dove attualmente risiedo e merita senza dubbio un discorso introduttivo. Discorso che non potrà mai essere completo (e sarà probabilmente soggetto a periodici aggiornamenti), data la vastità dell’argomento.

Città del Messico (che fino al 29 gennaio del 2016 era chiamata Distrito Federal, abbreviato DF), è il cuore pulsante del Messico, la capitale degli Stati Uniti Messicani, nonché l’area geografica in cui vive circa un 1/6 dell’intera popolazione messicana.

Le stime più recenti parlano di circa 10 milioni di abitanti per quanto riguarda il nucleo cittadino e circa 24 milioni per l’intera area metropolitana, ma ci sono anche voci ufficiose, come quella di un tassista col quale ho avuto una lunga chiacchierata grazie al traffico, che parlano di 26-27 milioni di individui (ogni volta che penso all’Italia, coi suoi 60 milioni di abitanti, la proporzione mi pare davvero mostruosa, quasi metà della popolazione italiana concentrata in un unico, indefinito, agglomerato urbano).

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Come accade probabilmente ad ogni megalopoli, questo monstruo ha mille volti, è una città dentro l’altra, un paese nel paese, un mondo nel mondo.

L’ex DF, la cui sigla aggiornata è CDMX, non finisci mai di conoscerlo, è proprio impossibile, materialmente. Ho amici messicani, nati e che vivono qui, che non conoscono affatto zone che invece io conosco (magari le frequento per lavoro). Molti di loro, nel corso di tutta una vita non conosceranno mai nemmeno il nome di certe zone di questa sconfinata città.

Situata a circa 2300 metri sul livello del mare, nel corso degli anni si è sviluppata talmente tanto (e la sensazione è che continui a crescere) che la periferia nessuno sa più dire dove comincia e dove finisce, le colline circostanti sono ormai totalmente rivestite da una fitta rete di casupole e baracche e se non hai ragioni specifiche per spingerti in quelle zone, mai ci andrai (anche e soprattutto per motivi di incolumità).

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Da dove si può cominciare a descrivere Città del Messico?

Magari si può cominciare col dire che è un’area urbana suddivisa in numerose zone, le delegazioni e le colonie.

Ogni delegazione (sono 16 in totale) rappresenta un organo politico-amministrativo a sé ed è suddivisa in varie colonie (il totale delle colonie supera quota 1500).

Per fare un esempio, io vivo nella Delegazione Cuauhtémoc, Colonia Centro Histórico. Fino a poco fa vivevo nella Delegazione Miguel Hidalgo, Colonia Escandón. Prima ancora nella Delegazione Miguel Hidalgo, Colonia Polanco. E così via.

Questi numeri sono abbastanza esplicativi per capire quanto sia vasto l’agglomerato urbano, quanto sia difficile gestire e controllare in maniera efficiente ogni zona della città. Direi che è praticamente impossibile.

Così si passa da aree ricche e belle da vedere (d’altronde i ricchi non abitano mai in mezzo al “brutto”), ad altre zone più trasandate, attraversate da strade semi-distrutte (le buche di Firenze, che ho tanto maledetto, in confronto sono piccole escoriazioni sull’asfalto che si tappano con un cerotto), illuminazione pubblica devastata che nessuno ripara, auto in stato di abbandono, autogestione degli edifici e delle attività. Ovviamente esistono zone dove la delinquenza è la normalità, zone in cui non è propriamente consigliato aggirarsi da soli, soprattutto la sera. E le forze dell’ordine (altro capitolo nel capitolo della città nella città) lasciano che sia così. A volte mi viene da pensare “poveretti, che devono fare?”. Milioni di persone che fanno ciò che vogliono, abituati a vivere così, prova a controllarli se ci riesci.

Le stesse forze “dell’ordine” d’altronde fanno (troppo spesso) quello che vogliono. La corruzione dilaga, è risaputo. È facile essere fermati da una pattuglia, ad esempio mentre si guida (mi è capitato varie volte), essere multati per infrazioni non commesse, con l’opzione di potersi accomodare lì per lì, donando agli agenti un contributo del tutto spontaneo. Mooolto spontaneo. Che volete farci, siamo in Messico.

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La zona più conosciuta è senza dubbio il centro storico, con lo Zócalo (più propriamente Plaza de la Constitución, la piazza principale che manco a dirlo è una delle più grandi del mondo), la Catedral Metropolitana, i resti del Templo Mayor (la Grande Piramide che era il tempio principale di Tenochtitlán, capitale dell’impero azteco e attuale Città del Messico), il Palacio Nacional, il palazzo di Bellas Artes (con i meravigliosi murales di Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, José Clemente Orozco), la Alameda Central, la Torre Latinoamericana, il Palacio Postal, Plaza Garibaldi con i mariachi e i norteños che suonano in abiti tradizionali e tantissimi altri luoghi che hanno mille storie da raccontare e solo col tempo, stando qui, leggendo, curiosando, ci si può avvicinare a conoscerne un po’ la vita.

Di notevole importanza è il meraviglioso Museo di Antropologia, uno dei più grandi e belli del mondo, adiacente al Bosque de Chapultepec (il principale polmone verde di CDMX, che pullula di scoiattoli) e al Museo Rufino Tamayo di arte contemporanea, nonché nei pressi dell’Auditorio Nacional, sede di importanti concerti ed eventi di vario genere.

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Paseo de la Reforma è una delle arterie stradali più importanti. È un lungo viale intervallato da varie glorietas (rotatorie, che in auto si possono percorrere prendendole da destra o da sinistra, un po’ complicato da spiegare qui) di cui la più famosa ospita al centro una colonna che sostiene el Ángel de la Independencia, una statua di bronzo ricoperta d’oro raffigurante un angelo con le ali spiegate, simbolo della città (una curiosità: questa rotatoria si trova all’incrocio tra Reforma e una via che si chiama Florencia, ovvero Firenze, e la statua dell’Ángel è stata fusa proprio nel capoluogo toscano).

Lo Zócalo e Paseo de la Reforma rappresentano il teatro delle più importanti manifestazioni che si svolgono qua. Che sia il desfile militar del 16 Settembre, che si tratti del desfile de los alebrijes, oppure il Gay Pride, o lo sciopero dei lavoratori, studenti in agitazione, manifestazioni di ogni sorta, vedono milioni di persone incolonnarsi su questo lunghissimo viale, per arrivare nella grande piazza. O viceversa, si parte dalla piazza per poi marciare sobre Reforma.

Inoltre, Reforma è il cuore del cosiddetto ciclotón. La domenica mattina, dalle 8:00 alle 14:00, una parte della viabilità di Città del Messico viene chiusa al transito dei veicoli e diventa un’enorme area per circolare felici e contenti in bicicletta (soprattutto), ma c’è chi si mette i pattini, chi usa lo skateboard, chi preferisce correre o passeggiare, ecc ecc.

In questo lasso di tempo, il monstruo diventa un’altra città. Ed è davvero bello pedalare, correre o camminare, lungo le avenidas che nella normalità sono invase da veicoli impazziti ed è un’impresa attraversarle. Anche dal punto di vista puramente “visivo” (gioco di parole), stare al centro di queste enormi carreggiate ed osservarne lo sviluppo finché l’occhio lo consente, senza avere davanti camion, SUV e automobili, dà una bellissima sensazione. O, perlomeno, la dà a me.

Due zone molto conosciute sono Coyoacán (una delle mie favorite) e Xochimilco, entrambe delegazioni.

La prima è famosa soprattutto per via della Casa Azúl, il bellissimo edificio dove ha vissuto Frida Kahlo con la famiglia e con Diego Rivera, caratterizzata dal colore azzurro delle pareti da cui prende il nome.

L’altra, la cosiddetta venezia messicana, è famosa per i numerosi canali d’acqua che ancora oggi l’attraversano (in origine tutta l’area su cui sorge CDMX era invasa dall’acqua) e per le coloratissime trajineras sulle quali è possibile solcarli.

Ovviamente altra meta famosissima e frequentatissima è il sito archeologico di Teotihuacán, enorme e bellissimo, poco fuori Città del Messico, assolutamente imperdibile.

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Questi sono i siti di maggiore interesse, quelli più reclamizzati (quelli più turistici sicuramente) e rappresentano la meta di pellegrinaggio per tutti quanti si trovano a passare da qui, ma come ho già detto, c’è talmente tanto da vedere e conoscere in questa enorme città, che solo vivendoci e prendendosi il giusto tempo si ha modo di entrare in quello che è il vero flusso sanguigno di questo cuore pulsante gigantesco.

Voglio citare alcuni luoghi che reputo di notevole interesse e che cercherò poi di descrivere meglio, singolarmente, in articoli dedicati: la zona di San Angel (con la casa studio di Diego e Frida, resa celebre dal film uscito nel 2002 con Salma Hayek che interpreta la pittrice), la casa Barragán, l’ex convento della Merced, Plaza de las Tres Culturas nella zona di Tlatelolco (palcoscenico dei tragici eventi del ’68 durante i quali venne colpita anche Oriana Fallaci, presente sul posto), il museo Anahuacalli (progettato da Diego Rivera, contenente la sua vastissima collezione di oggetti preispanici), il Museo Dolores Olmedo, il Polyforum Siqueiros (un auditorium totalmente decorato con murales del celebre pittore di cui porta il nome), le mie librerie preferite ovvero la Bella Epoca (nella Colonia Condesa, una delle più giovani e animate) e la Elena Garro (a Coyoacán), la bellissima Biblioteca Vasconcelos (caratterizzata dalla futuristica struttura interna che sembra uscita dal film Blade Runner), la Cineteca Nacional, la Ciudad Universitaria (l’enorme campus universitario di cui fa parte lo stadio olimpico che fu sede dei giochi del ’68), la Ciudadela (un grande mercato con un’infinità di prodotti tipici messicani), la Lagunilla (un altro grande mercato), la cantina La Opera (famosa tra l’altro per un foro nel soffitto, causato da un proiettile sparato da Pancho Villa), la casa dove vissero Tina Modotti ed Edward Weston (in Calle Veracruz, nella Condesa), la casa museo di Leon Trotsky (Coyoacán), il Panteon de Dolores (il principale cimitero, con numerose spettacolari sepolture illustri) e potrei continuare chissà per quanto.

DF011Importantissima per la vita della città è la rete dei trasporti, un complesso sistema che funziona meravigliosamente (e deve necessariamente essere così, immaginatevi una città di queste dimensioni in cui non funzionano i trasporti, sarebbe il caos totale).

Taxi, Peseros (piccoli autobus), Metrobus, Metro, Tren Ligero, Ecobici, sono le armi per spostarsi da una parte all’altra del monstruo.

I Taxi sono numerosissimi, un brulichio continuo di auto color oro-ciliegia o bianco-rosa perlopiù (rari ormai sono quelli nella livrea bianco-verde) che sfrecciano da tutte le parti e, ad ogni ora, in ogni angolo della città, sai che ne passerà qualcuno.

Peseros sono buffi pulmini color bianco-verde (loro sì, resistono col vecchio abito), perlopiù attempati modelli degli anni ’80, scassati e dalla forma spigolosa (sembrano disegnati con un’accetta), rumorosi e inquinanti quanto un rimorchiatore.

I Metrobus sono grossi autobus snodati (quelli doppi per intendersi) di color rosso che sfrecciano veloci neanche fossero agili utilitarie. Viaggiano su corsie dedicate che mai, in nessun caso, gli altri veicoli possono occupare (provateci e dal nulla vedrete spuntare una pattuglia federal e saranno guai seri perché questa cosa non è tollerata) così anche quando il traffico è davvero fermo, cioè quasi sempre, questi bestioni hanno campo libero e possono rispettare tranquillamente la loro tabella di marcia ed essere in orario. Le fermate del Metrobus sono ben visibili, stazioni rialzate rispetto al piano stradale, poste al centro della carreggiata.

La Metro (che in realtà è al maschile el Metro) conta su 12 linee, ciascuna identificata da un colore e da numerosi simboli, uno per ogni fermata. Inutile dire che nelle ore di punta, ossia la mattina e la sera quando la gente va o torna da lavoro, viaggiarci può diventare un’esperienza shoccante. La calca che si crea a volte è davvero indescrivibile e impressionante, si può viaggiare letteralmente schiacciati l’uno contro l’altro in una morsa di caldo e aria irrespirabile. Da valutare bene questa cosa, ma quando il traffico nelle strade è paralizzato, bisogna cedere. Col tempo ci si abitua e si imparano i trucchi per sopravvivere al viaggio. Piccola divagazione: adoro i simboli del Metro, sono opera di un noto designer americano, Lance Wyman, che ha costruito la sua fama proprio in Messico ricevendo incarichi per disegnare un po’ di tutto, dalle grafiche per i giochi olimpici México 68, alla comunicazione relativa alle linee del Metro appunto, il logo e la comunicazione per i lussuosi alberghi Camino Real, la cavalletta stilizzata logo dell’hotel Presidente Chapultepec, il logo de La Moderna (la più famosa delle aziende produttrici di pasta in Messico), tutto il sistema grafico de la Central de Abasto (il gigantesco mercato all’ingrosso di CDMX) e altri.

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Il Tren Ligero è un treno del tutto simile al Metro, di color grigio-argenteo anziché arancio e che viaggia fuori terra. Conta su una sola linea che si snoda nella parte sud della città (è il mezzo ideale per arrivare a Xochimilco).

Le Ecobici sono biciclette di color rosso-bianco sparse per tutta la città e possono essere usate solo dopo l’iscrizione al servizio. Per far questo bisogna recarsi in una delle sedi preposte, dimostrare di avere un domicilio nella città, sostenere un piccolo esame tipo scuola guida (niente di complicato), pagare la quota di abbonamento e ritirare la tessera magnetica. Molto utile è avere la tessera multipla, quella cioè che consente di usare tutti i mezzi (Metro, Metrobus, Tren Ligero, Ecobici). Per l’uso di una Ecobici non si paga niente (si paga il canone al momento dell’iscrizione che sono circa 20 euro l’anno) a patto che una volta presa una bici la si riponga in una delle innumerevoli stazioni entro 45 minuti. Mollata la bici e trascorsi 2 minuti se ne può prendere un’altra per altri 45 e così via. Se si superano i 45 minuti di percorrenza ininterrotta scatta un sistema di pagamento ulteriore. È un servizio comodissimo e usatissimo, non è raro infatti arrivare ad una stazione convinto di prendere la bici e non trovarne nemmeno una (d’altronde con milioni e milioni di persone che girano non può che essere così).

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Una città così enorme e così antica non può che essere ricca di luoghi, aneddoti, personaggi e miti, inzuppati di storia e di vita, vere e proprie miniere temporali che raccontano capitoli affascinanti, romantici da far sognare, da qualsiasi lato la si guardi.

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